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Camminare

Camminavamo in quelle notti estive.
Mangiavamo la città metro per metro, allontanandoci sempre più da un passato soffocante e sbagliato, che ci rincorreva zoppo, mentre noi guadagnavamo spazio, diretti a passo svelta alla meta.
Percorrevamo chilometri nel cuore della città vecchia che ci accoglieva di ritorno come una vecchia amica.
Marciavamo fianco a fianco, alla ricerca di radici e angoli nuovi da scoprire.
Ogni sera era una lunga passeggiata, a passo cadenzato, lo stesso ritmo di piede e di respiro.
Ci ascoltavano le finestre e i muri stretti dei vicoli dove ogni tanto mi arrembavi per baci fugaci, al tempo ancora furtivi.
Ci accoglievano le panchine della nostra piccola piazza, dove intrecciavamo dita e lingue come due adolescenti in amore.
Camminavamo, in quelle notti tiepide e calme, e ci innamoravamo.
Finivamo per concederci un bicchiere di vino bianco ghiacciato, in quella casa che era tutto e ci ha visti costruire passo dopo passo.
Il ventilatore a soffitto smuoveva aria calda e respiri e mescolava sogni e sudore.
Fuori la sopraelevata vomitava auto e motorini rumorosi, e navi in lontananza, e il ronzio di sottofondo di motori e sirene ci cullava in un sonno leggero, e ci accompagnava all’alba in un groviglio di gambe e lenzuola.
Camminavamo dal porto alla piazza, e vivevamo di istanti fugaci, di racconti, di negroni sbagliati e di momenti decisamente giusti.
Camminavamo sudando via il passato, traspirando errori e ossessioni, spurgando come lumache sotto sale tutto quello che sarebbe stato meglio non fare: incontri, scelte, decisioni.
Consumavamo suole di scarpe e vino buono, ascoltavamo silenzi e risate, e sbirciavamo nelle case degli altri, sognando un giorno una casa nostra in quell’angolo di mondo.
Guadagnavamo centimetri tra mattonelle sbeccate e aiuole incolte, che messi uno dopo l’altro ci hanno portato lontano.
Camminavamo disegnando una mappa nuova di risate in cima a uno scalone, di birrette su uno scalino di marmo, di sigarette appoggiati al portone, di gelati in Piazza delle Erbe e bottiglie di vino bevute e lasciate a metà perché c’era sempre qualcosa di meglio da fare.
Camminavamo in quelle notti afose e piene di aspettative, soddisfatte una ad una.
Camminavamo e cancellavamo un passato che forse non ci era mai appartenuto davvero, e un passo dopo l’altro ci addentravamo nella selva di un futuro ancora tutto da scrivere eppure perfettamente delineato
Camminavamo evitando le fughe dei lastroni di pietra, saltando tombini, schivando gli schizzi d’acqua dei lavastrade a rinfrescare le caviglie.
Coprivamo ogni centimetro del centro storico, riempivamo atrii e cortili, portici e androni con quel sentimento nuovo che scappava da tutte le parti come un bimbo che ha appena imparato a camminare.
Ma noi lo sapevamo che quell’entusiasmo era destinato a durare.
Che ai primi passetti incerti e a qualche inciampo, potevano solo seguire i passi solidi e pesanti di chi ha chiara la meta, e un obiettivo preciso.
Camminavamo nella notte, con la sicurezza di chi conosce i percorsi a memoria, e la leggerezza di chi ha voglia di disegnarne di nuovi.
L'immagine può contenere: scarpe, campo da basket, pantaloncini e spazio all'aperto

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